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Vinicio Capossela / 2

Vinicio Capossela ritratto da Ricky ModenaIl racconto è l’epica della nostalgia

Alla domanda sulla necessità di farsi comprendere, sul perché dell’uso di un linguaggio non semplice, Vinicio risponde con naturalezza e lucido pudore. Quando scrive, non pensa a un pubblico; si concentra su quello che vuole raccontare e cerca le forme che servono al suo racconto. Parole inventate, parole “sbagliate”, parole che gli piacciono. Ma confida che chi ascolta possa ritrovarsi nel suo racconto al di là del significato proprio di parole e frasi.

Non serve fare lo sforzo di mettere “se stessi” al centro dei propri racconti. Nelle canzoni (come in tutti i racconti) c’è sempre qualcosa che “ci parla”, qualcosa che accomuna chi scrive, chi legge o chi ascolta. È l’epica del racconto che dichiara l’appartenenza di ciascuno a un proprio genere.

È  la “nostalgia” quella che mi appartiene – dice Capossela. Quella ferita che apre il percorso della vita, quella sofferenza che si apre sulle cose che abbiamo perso o che non abbiamo mai avuto. Scrivere colma la distanza, lede la ferita, anche se la tiene sempre in primo piano. È un perenne stato infiammatorio (il suffisso “-algia” la dice lunga).

Con queste poche righe abbiamo provato a restituire un momento particolarmente intenso e struggente dell’incontro.

Alle nuove domande Vinicio risponde con …
I bambini prendono i racconti e se li portano via / 1 (guarda il video)
I bambini prendono i racconti e se li portano via / 2  (guarda il video)

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Referenti e collaboratori attività educativa del circuito multidisciplinare Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia (Prosa, Musica, Danza)

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