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Teatro di voci a Sedegliano. Impressioni di festa!

Teatro_di_Voci 2014Teatro di voci 2014. Festa finale a Sedegliano

Entriamo nel teatro di Sedegliano e tutti brulicano di energia: dai bambini sul palcoscenico, a quelli che si stanno preparando, seduti nelle sedie della platea, fino alle famiglie che – pi√Ļ in alto sulle poltrone, lasciano trapelare emozione, finta noncuranza, timidezza.

Michele Polo e Valentina Rivelli (nella foto) sul palcoscenico, insieme al Maestro Denis Monte, appaiono tranquilli e sereni, e solo alcuni movimenti e sguardi lasciano trapelare che in quel momento nulla deve sfuggire al loro controllo. Eppure è come se già lo sapessero, che sarà così.

Come se già sapessero che i bambini comunque trovano sempre la migliore soluzione, se mai ce ne fosse una da trovare.

Incontri, canzoni, calendario, modalità: tutto abbiamo raccontato nel post introduttivo a Teatro di Voci. Ora proviamo a lasciare qualche impressione su come il testo Il sogno di imparare la paura di Michele Polo è diventato teatro. Senza pretese critiche, ma con lo spirito di chi immagina il lavoro di questi mesi e ne gode il risultato dimenticando il retroscena.

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Michele stesso spiega che la sua non √® solo una storia. Quella che lui ha steso come indicazione e poi ha ricostruito con Valentina, Denis, le maestre che hanno accompagnato il progetto e (soprattutto!) i bambini. √ą una storia che inventa, una storia che “dice i segreti, che butta a terra pareti”, una storia che “libera tutti” (parafrasando la canzone d’esordio).

Ricostruire il percorso di un anno di lavoro, frammentato¬†tra ¬†scuole, luoghi, bambini e ambienti diversi, ¬†√® difficile … ci limitiamo a notare alcuni aspetti dello spettacolo che ci sembra impossibile e ingiusto trascurare.

 

 

I bambini
I bambini sono sul palcoscenico, ed √® come se non avessero fatto altro prima. Non sono imbarazzati, non si atteggiano ad attori in erba. Sono concentrati, questo s√¨, su quello che devono dire, fare, cantare. E tra di loro interagiscono come se stessero veramente parlando spontaneamente. Non ci sono attese. Non ci sono sguardi di sottecchi. Non ci sono ammiccamenti. I ritmi sono perfetti. I gruppi si riuniscono e si rimescolano come se fosse l’unica cosa possibile. La continuit√† tra loro, le proiezioni video che li accompagnano sul fondale e la musica sono ineccepibili, come se tutto fosse stato rodato sul posto da sempre. E invece sappiamo che l’insieme √® fresco, che tutti loro hanno lavorato a gruppi, su materiali diversi, in luoghi e con persone diverse.

Teatro_di_Voci 11Non sta a noi dire il perch√©, n√© il come la “macchina” sia cos√¨ oliata (a dire il vero… un sospetto sulla mole di lavoro per Michele, Valentina e Denis ci viene, e forte!!), ma √® un dato di fatto. ¬†Forse perch√© sono ritmi che ogni gruppo si √® costruito¬†piano piano, andando avanti¬†lavorando¬†insieme sui contenuti della fiaba.
Tutto scorre come se fosse vero. Forse proprio perch√© √® vero. I bambini che salgono sul palcoscenico sono di tre scuole diverse, hanno fatto percorsi diversi, hanno et√† diverse e interpretano diversi momenti della loro¬†Paura,¬†alle prese con strutture coreografiche diverse ogni volta. I punti d’arrivo e di ripartenza sono le canzoni che caratterizzano ogni “atto”, e i testi che le collegano sono fatti su misura per loro.

 

Ogni scena Teatro_di_Voci 19è fatta di maschere, di gesti, di rapporti, di gruppi, di musiche, di sogni, di dialoghi. Rappresentano se stessi, ma anche i genitori, gli adulti, gli animali, e Рsoprattutto Рi sentimenti. Loro, i bambini,  diventano simboli di qualcosa con una semplicità e una naturalezza che atterrisce qualsiasi adulto.

E la¬†Paura (quella della bellissima favola di Michele Polo), quella, proprio non ce l’hanno l√¨ sopra.¬†Ne parlano con naturalezza, ne dominano gli effetti. Forse √® proprio vero che quando le si conosce dal di dentro,¬†le emozioni trovano un posto tranquillo.
E in questo senso la fortuna di poter approfittare di una fantasia e di un’esperienza come quella di Michele Polo e Valentina Rivelli ha giocato bene. Grazie a questo percorso la paura √® diventata agli occhi di tutti un sentimento sano, necessario, reale.

All’inizio di questo blog rammentammo come Capossela (il nostro primo intervistato!) ritenesse che l’infanzia √® una delle et√† pi√Ļ violente della vita: non ha filtri, non ha mediazioni e come tale √® libera dalle “imposizioni” delle regole “civili”. La grandezza di questo tipo di operazioni sta anche in questo: Michele, Valentina e Denis hanno dato ai bambini, attraverso il “teatro di voci”, attraverso l’azione e la musica, la possibilit√† di fare propri questi sentimenti e di guidare l’istinto¬†verso¬†¬†la condivisione dei gesti.

Le musiche

Teatro_di_Voci 3Il Maestro Denis Monte √® ormai quasi una figura “mitologica” per i bambini. Si sa quanto e come sia riconosciuto ovunque nel suo campo. Ma questa volta ha “osato” qualcosa di diverso. Quando all’inizio del progetto ci √® stato segnalato che non si sarebbero usate musiche originali, ma gi√† scritte la diffidenza (lo ammettiamo) √® stata immediata. Come si fa – ci siamo chiesti – a trovare qualcosa di veramente adatto per un processo cos√¨ complicato? Come si gestiscono i testi, le tonalit√†, l’adattamento? Bene: ha estratto una serie di gioielli da una bellissima miniera, tanto da cucirli addosso ai bambini, ma soprattutto all’andamento dello spettacolo. La precisione, la funzionalit√†, il significato di quei brani si sono rivelati straordinari nella totalit√† dello spettacolo.

La poesia (in musica di Manolo Da Rold) di Federica Cappellier, citata all’inizio √® la quintessenza del significato che ogni tipo di narrazione dovrebbe¬†avere¬†per e con i bambini. Una storia che inventa una storia.
Ma anche la canzone della Rabbia di Piumini e Basevi (fatta di percussioni corporee, di mezzi suoni, di repentini cambi di tonalit√†) √® sicuramente del repertorio infantile, ma per chi di musica ne mastica gi√† parecchia. Eppure anche in questo caso, bambini musicisti e non, hanno vissuto a fondo l’alternanza tra sussurrato e melodico, come un’espressione naturale. E ci ha commosso la dolcezza di “Occhi grandi”, sempre degli stessi autori. La melodia, certo, √® semplice. Ma i cori all’unisono sono sempre tremendamente “a rischio” specialmente con … le melodie bellissime. In questo caso la concentrazione era tale e tanta che tutti abbiamo trattenuto il fiato.

Teatro_di_Voci 14E che dire della liberatoria danza catartica  (da un canto tradizionale Рtribale! Рmusicato da Pietro Rosati) tra maschere, cerimonie, riti spaventosi e divertiti che finalmente riconoscono e allontanano proprio la paura?
Un piccolo miracolo, anche in questo senso. Le canzoni non sono fatte su misura, sono adattate ai bambini; eppure anche le pi√Ļ difficili (come la Piccola canzone dei contrari di Branduardi, eseguita nel¬†finale) non spiazzano i piccoli artisti, anzi … sembrano sempre pi√Ļ concentrati, verso il liberatorio finale che li ricongiunge alla platea (e alla realt√†): ma siamo sicuri che per loro ci sia tutta questa differenza?

 

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Referenti e collaboratori attività educativa del circuito multidisciplinare Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia (Prosa, Musica, Danza)

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