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Teatro al Quadrato? “Mi piace”!

Mi piace!
Tra i progetti produttivi di quest’anno abbiamo seguito pochi giorni fa un appuntamento con “Mi piace”, curato da Teatro al Quadrato, compagine di artisti che seguiamo da molto, della quale molto abbiamo scritto e che “ci piace” per la serietà, l’onestà intellettuale, l’impegno e la volontà sincera di mettersi in gioco sempre guardando avanti.

Entriamo dunque nell’asilo nido di Farra d’Isonzo, dove i due artisti – Maria Giulia Campioli e Claudio Mariotti – stanno allestendo il percorso da condividere con i piccolissimi, che attendono nella stanza accanto. Il clima è bello anche solo ad entrare: i suoni amichevoli, le stanze piccole ma il numero di persone (“alte” e “basse”) perfetto per le dimensioni. Scorre una serenità rassicurante anche nei ritmi del movimento, nei suoni, nei profumi.

Maria Giulia e Claudio sono concentrati e, insieme, distesi; sistemano le loro cose dentro alla stanza: un morbido tappeto bianco fissato al centro, tutto intorno cuscini, due bauli di latta laccati di rosso, dei sacchetti pieni di chissà quali meraviglie, delle bacinelle, dell’acqua e – in fondo – una chitarra (Susanna è il suo nome, ci spiegheranno poi) che in quel contesto anche a una prima occhiata ci fa pensare a un grande fuoco e a tutti raccolti, intorno, per “fare insieme” qualcosa – cantare, pregare, guardare le stelle … vista così quella chitarra significa – più che ogni altra cosa – condivisione (e non solo sonora).

Ci spiegano cosa pensano di fare, e cosa vorrebbero capire: “Siamo all’inizio del percorso e stiamo riflettendo su questa nostra prima esperienza forte con i piccolissimi; per ora abbiamo composto uno studio di circa 7 minuti e siamo qui per capire insieme ai bambini come andare avanti, come vivere insieme a loro queste esperienze sensoriali ed emotive. Mercoledì 2 marzo (alle 9.30 del mattino) saremo a Bologna, per “Visioni di futuro, visioni di teatro”, dove metteremo alla prova lo studio proprio con alcuni bambini degli asili nido e ne parleremo con gli operatori del settore, per poi tornare “a casa” e lavorarci ancora, anche insieme ai bambini, verso una stesura definitiva”.

Ma arriviamo a come intendono proporre le attività ai bambini del nido, ora: “La nostra idea è di dividere questa cornice di esperienza in tre momenti distinti: il gioco, la natura, le “coccole” (un momento di intimità e relax che decideranno loro come impostare). Siamo curiosi di capire se i piccoli accetteranno le nostre proposte e cosa ne faranno … Abbiamo delle idee, ma solo loro potranno guidarci verso le strategie migliori”.

Il gioco
Arrivano con le educatrici, i piccolissimi: le età sono diverse (perché a quell’età, sappiamo, anche due mesi possono fare molta differenza!) e tutti sono subito a loro agio. Maria Giulia e Claudio si presentano con voce cadenzata e naturale, li salutano con una breve melodia che Maria Giulia canta, accompagnandosi alla chitarra Susanna, aiutandosi con semplici gesti delle mani. La chitarra poi diventa felice campo di “osservazione”: non c’è nessuno che, invitato a toccarla e a sentire come suona, ne abbia paura, si allontani o pianga. I più “scrupolosi” la osservano da un paio di metri di distanza, gli altri invece vi si buttano curiosi, come fosse quello il suo posto naturale, lì in mezzo a loro.
Salutata Susanna arriva Bumbo: uno scatolone di latta, rosso, con il suo “fratellino” accanto (uno simile, solo più piccolo). Prima che contenitore, esso per i bambini è un tamburo ed è un gioco da fare suonare, forte, fortissimo! Neanche questo li spaventa minimamente, anzi: quasi giocano a chi fa più rumore! Scatta poi l’esperienza sensoriale più complessa del gioco: dagli scatoloni e da altri sacchetti saltano fuori strumenti musicali di ogni tipo (sonagli, cembali, tamburelli, maracas, legnetti, tamburi …), e in una fase successiva anche carte plastificate trasparenti di tutti i colori, nastri, piccole palline di plastica.
I suoni degli strumenti musicali incantano letteralmente i bambini: se li scambiano tra loro, li percuotono, li agitano e sorridono, si muovono, li portano con sé. Confidenza e divertimento: nessuna perplessità, complici anche le educatrici che rassicurano anche i più timidi. E una relazione appare evidente: spazio, movimento e suono sono un tutt’uno nel loro vivere gli strumenti. Ancor più evidente è l’istinto ludico nel manovrare le palline colorate: le lanciano, le riprendono, le rincorrono, le studiano da vicino. Molti di loro le trattengono, quasi a volerne conservare la forma tra le mani.
E le carte plastificate colorate – che messe davanti agli occhi colorano il mondo – sono interessanti quando i bambini, oltre a scuoterle per farle “suonare”, comprendono che esse sviluppano una vista diversa: un effetto meno immediato, ma condiviso una volta fatto proprio.
Solo i nastri sono valutati solo marginalmente: il raso ha una bella consistenza e i colori sono sgargianti: ma forse è lo scarso impatto sonoro – rispetto a tutte le altre prove – che fa sì che essi catturano una minor attenzione.
Intanto tra bambini si distinguono i più entusiasti – che si spingono con tutto il corpo verso i giochi; i riflessivi – che osservano da lontano non solo gli oggetti ma anche le reazioni dei bambini e degli adulti; i più scossi – chi magari, in un momento della giornata di maggior stanchezza, è ipersensibile e facilmente si innervosisce e protesta con il pianto; i più decisi – che per nessun motivo intendono lasciare ad altri il loro gioco preferito in quel momento o che non si danno pace quando la chitarra Susanna viene riposta nell’angolo.
Certo è che nessuno, ma proprio nessuno (dai 9 mesi ai quasi tre anni) si è distratto o è rimasto indifferente alle proposte.
Un’altro riscontro per noi stupefacente (e in questo senso va riconosciuta esperienza e saggezza di Claudio e Maria Giulia): nessun “gap”, nessuna incomprensione si è generata tra adulti e bambini. I tempi con i quali le proposte venivano estratte e ritirate erano perfetti, i ritmi tutti naturali e i bambini hanno sempre assecondato gli educatori quando era il momento di riordinare e “mettere a nanna” i giochi e andare verso nuovi momenti. Collaborativi, sereni, curiosi.

La natura
Riposti i giochi veri e propri, Claudio e Maria Giulia passano agli elementi naturali: l’acqua versata nella brocca, nel catino e sollecitata con le bolle dalla cannuccia; dall’altra parte una grande bacinella di sabbia arancione densa, da travasare in tazze più piccole, rovesciare sul pavimento o “sentire” sul corpo.
La sabbia è stata davvero irresistibile: un gruppo nutrito ci ha speso oltre 15 minuti, provando ogni possibile gesto.
Il contatto con le mani e le gambe (vi erano seduti sopra e vicino), la forma che cambia con il contenitore, il rumore diverso a seconda di dove la sabbia si inserisce, il colore forte che genera movimento … un elemento naturale nel quale i bambini stanno bene, si riconoscono e si esprimono con sicurezza, eppure mai con enfasi o agitazione.
Anche l’acqua ha sicuramente portato a grande curiosità (in particolare quella agitata dalle bolle!), ma la sensazione del bagnato sembrava lasciarli anche un po’ perplessi, come se all’inizio vi si dovessero difendere o come se la sensazione di fresco fosse ancora inattesa; e la fiducia arrivava in un momento poco successivo.

Le coccole
Passati quasi quaranta minuti dall’inizio, i bambini sono perfettamente a loro agio e sembrano voler chiedere ancora come continuare … “la festa”!
L’ultima proposta è fatta da cuscini e coperte. Un momento di rassicurazione, di energia, di “coccole”, di intimità. I cuscini vengono sparsi e così le coperte, che assumono forme e dimensioni diverse; con l’idea di rappresentare un momento di riflessione per le esperienze precedenti o di creare una dimensione familiare, emotivamente calda e accogliente prima del distacco. Ma di nanna e coccole non ne abbiamo viste tante: le coperte sono divenute tende da campeggio, corde da tirare, cuscini dei quali modificare la forma. E i cuscini si muovevano, vi ci si appoggiava il viso, ma anche la nuca, poi le gambe o vi ci si sedeva sopra. Dunque, ancora voglia di gioco, di stimolo, di curiosità da soddisfare: pure nel clima quieto di cuscini e coperte.

Esplorate tutte le morbidezze dell’ultima fase più intima, torna in gioco Susanna, ancora una volta al centro delle attenzioni di quasi tutti con ancor maggiore entusiasmo.
Una melodia leggera, dalla voce di Maria Giulia, saluta i bambini mentre rientrano nella stanza del quotidiano e l’asilo sembra ancora più quieto – eppure più “pieno” – di quando siamo entrati. Rimaniamo, uscendo, con una sensazione quasi ovattata, di un mondo parallelo che percepiamo profondamente “nostro” (come esseri umani adulti, pensanti e con l’esperienza dell’età), ma che invece risulta perduto già dopo qualche anno di crescita … e noi adulti facciamo così fatica a recuperarlo!

Ora siamo curiosi di capire come Teatro al Quadrato elaborerà nel suo studio anche questa esperienza, e quanto meglio e più di noi saprà restituire il bellissimo lavoro dei bambini a confronto con tutti questi materiali e con spazio, suono, movimento.

Intanto torniamo al progetto produttivo che Teatro al Quadrato ha sviluppato lo scorso anno – Bleons – che il prossimo 14 febbraio 2016 va in scena per i bambini di Udine nell’ambito di TSU // Teatro Sosta Urbana: e rileggiamo l’intervista a Maria Giulia Campioli e Claudio Mariotti, dello scorso maggio proprio a proposito di Bleons.

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Referenti e collaboratori attività educativa del circuito multidisciplinare Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia (Prosa, Musica, Danza)

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