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TDV. TEATRO DI VOCI

Teatro_di_Voci 7TDV. TEATRO DI VOCI è il progetto dell’ERT-teatroescuola dedicato all’educazione all’uso della voce, al canto corale e l’utilizzo del coro in forma teatrale realizzato con il sostegno e la collaborazione dell’USCI FVG e rivolto ai CORI SCOLASTICI della regione.

Teatro_di_Voci 27 Teatro_di_Voci 26Il progetto a cura di Michele Polo e Valentina Rivelli per la parte teatrale e di Denis Monte per la parte musicale e corale, si snoda lungo il corso dell’intero anno scolastico e prevede una parte dedicata alla formazione degli insegnanti e ai maestri di coro e un percorso di laboratorio a scuola per la realizzazione alla fine dell’anno scolastico di un momento performativo corale da parte dei cori scolastici partecipanti.

TDV è soprattutto uno spazio di ricerca dove trovano posto esperienze e proposte diverse alla ricerca di una simultaneità tra il linguaggio musicale e corale, e il teatro.

L’incontro fra coro e palcoscenico sembra scontato. Il coro che sale sul palco lo fa, ovviamente per cantare. L’attenzione è posta alla voce, al maestro, al risultato finale della performance che rimane comunque legata quasi esclusivamente alle potenzialitĂ  espressive della voce cantata. Aspetti quali la presenza scenica, rapporto con lo spazio, forza comunicativa di sguardi, movimenti, intenzioni rimangono a margine, confinati al massimo nello sforzo di mantenere una “corretta postura” dal punto di vista della “corretta emissione” della voce. Accade anche ai cori di bambini e ai cori scolastici. Nella scuola però la possibilitĂ  di sperimentare e giocare, non solo con la propria voce ma anche con il proprio corpo, offre un terreno di ricerca fertile e stimolante.

Dalla riflessione comune tra teatroescuola e USCI nasce il desiderio di collaborare per una proposta che coinvolge canto corale e teatro. Un laboratorio permanente di ricerca dove esplorare la compenetrazione dei linguaggi in una complicitĂ  progettuale che tenga conto dalla naturale vocazione teatrale/performativa della musica in genere e della musica corale in particolare.

Lo sforzo, l’intento, il tentativo, la bellezza di Teatro di Voci sta nello sperimentare l’essenza relazionale che sta nel teatro e nella musica corale. Per prendere uno dall’altro, per scoprire che ancora c’è qualcosa d’altro da dire, per stare in un tempo e in uno spazio, profondamente, creativamente e consapevolmente con qualche cosa da dire.

Dice Michele:

E allora? Che si fa? Si inventa una nuova maniera di fare teatro e coro, insieme.
Ecco ciò che io e le persone con cui lavoro stiamo cercando di inventare, di sperimentare, di creare. Un nuovo modo di intendere il teatro per bambini, nuovo perchĂ© devono anche cantare – senza smettere di fare teatro. Dopo molti anni, mi rendo conto che stiamo lavorando proprio con il coro, coro che possiamo considerare “la madre” di tutto il teatro occidentale. Stiamo maneggiando, pensando, articolando il primo grande strumento del teatro, il grande interlocutore dei primi protagonisti, la spalla degli antagonisti. Ma stiamo anche lavorando con il “grande disperso” del teatro occidentale contemporaneo: quasi nessun testo contempla piĂą la presenza del coro, nessun drammaturgo ne fa uso per storie nuove, nessun autore osa maneggiarlo. Noi un po’ di coraggio ce l’abbiamo, ma forse non basta: nessuno dei bambini di Teatro di Voci ha mai visto un coro diverso da quello quasi sempre statico che canta a piĂą voci; nessun insegnante ha molte risorse sul coro teatrale. Lo strumento “coro” che essi conoscono è monocolore: la sua staticitĂ  non è quasi mai messa in discussione, lo spazio non è investigato, i testi sono spesso un insieme di sillabe, con delle emozioni da ricostruire. Nei cori la voce è sempre libera e la postura è praticamente fissa: schiena dritta, volto aperto, non si esplorano le sfaccettature, quelle che coinvolgono tutto il corpo.
Se la nostra ricerca è mettere il corpo nello spazio, mettere il coro nello spazio, allora dobbiamo inventare una nuova forma di teatro, un’altra forma di teatro. Inventare perchĂ©, come dice Peter Brook, ogni storia e ogni gruppo di lavoro ha bisogno della sua forma teatrale.
Una forma per dei cori di bambini che racconti in musica e teatro delle storie interessanti e coinvolgenti, che riesca a liberare il corpo (cioè la voce) dentro lo spazio.
Le storie che scrivo non hanno canzoni, non c’è un compositore o un librettista. Le canzoni sono cercate nel gran mare del mondo, sono messe dentro a forza, a “sentimento”, a logica, ad analogia. Non si adattano mai perfettamente alla storia. Tendono a divergere, a portare acqua ad altri mulini: e questo, abbiamo scoperto, arricchisce e diverte: scopriamo correnti nascoste che innervano le storie, le proviamo e le confrontiamo con le possibilitĂ  reali del palcoscenico. Della creativitĂ  dei bambini che le cantano e le agiscono.
Gli spettacoli che abbiamo realizzato sono molto piĂą ricchi e interessanti delle storie che li hanno generati. Stiamo imparando una nuova drammaturgia, che si compone direttamente sul palcoscenico, che si realizza compiutamente solo in teatro, alla sera del debutto. Come scrive ancora Peter Brook: basta non pensare in termini di “prove” e “repliche” – ci sono i preparativi, e la sera dello spettacolo c’è la nascita.
Facciamo il nostro “tipo” di teatro. Rischiamo. Dentro questo nostro tipo di teatro vogliamo e possiamo mettere soprattutto la creativitĂ  dei bambini: perchĂ© essere padroni della propria forma di teatro significa poter decidere se e come cambiare, senza sensi di colpa o sentimenti di “sarebbe bello fare così, ma ci tocca fare colà”.
Questa libertĂ  i bambini la sentono.

L’edizione 2016/2017 di TEATRO DI VOCI: CHI DORME NEL MIO LETTO

L’ALBUM DEL TEATRO DI VOCI 16/17

Chi dorme nel mio letto? un'immagine a cura di Omar Manini della festa conclusiva del progetto speciale TEATRO DI VOCI  Lo spettacolo, messa in scena degli apporti raccolti in un anno di incontri e confronti con le scuole primarie di Faedis e Talmassons, sotto la guida di Michele Polo, Valentina Rivelli e Den more ...

giugno 13, 2017 (0) comments

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