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Roberto Herlitzka @ teatroescuola

Herlitzka_fotoa cura di Omar Manini

Roberto Herlitzka: un volto e una voce che non si dimenticano. Un marchio a fuoco – intensità, passione, colore – per ogni spettacolo, ogni film, ogni scena in cui appare. In sé sembra custodire la sacralità del gesto, la profondità mistica dello sguardo, la millimetrica capacità di soppesare la densità delle parole. Un attore ieratico, totale, signorile con cui abbiamo avuto l’onore di dialogare.

In questo periodo sta portanto in scena “Minetti – ritratto di un artista da vecchio” di Thomas Bernhard; perché ha accettato questo ruolo?

Il testo parla della condizione di un artista che si trova coinvolto con il suo tempo, con la moda del suo tempo e ne viene emarginato; ciò che ne deriva è la sua rivolta e la successiva sconfitta perché la società è più forte del singolo. La mia scelta non è stata per il soggetto, certamente affascinante, quanto per il testo nel suo complesso, scritto benissimo da un grande autore che amo molto.

Nelle sue scelte, preferisce i testi classici o quelli contemporanei?

Mi vanno benissimo i testi contemporanei se sono classici, cioè se hanno superato quel tanto di inutile che hanno i testi quando nascono. Se sanno dire qualcosa di fondamentale, eterno che poi è la caratteristica dei classici che sono diventati tali – e non sono spariti – perché dicono qualcosa in più. Se un testo contemporaneo dice qualcosa in più di qualunque nuovo testo scritto per me diventa subito un classico e lo faccio volentieri.

Com’è cambiato il pubblico nel corso del tempo? È meno abituato all’ascolto?

Il pubblico che viene a teatro è un pubblico che ci vuole venire perché ormai sono così tante le ragioni per non uscire di casa che se fai lo sforzo… Chiaramente anche loro possono essere un po’ inquinati dalla modernità, con questi cellulari che squillano, fanno fotografie, ma, normalmente, una certa educazione ancora si trova. Bisogna solo stare attenti a ricordaglielo all’inizio, sennò se lo dimenticano! È più una stupida abitudine alimentata dal fatto che, solitamente, uno sta a casa propria a guardare la televisione e non si preoccupa di chiudere il cellulare. Al cinema succede molto meno e questo è grave perché vuol dire che questa gente viene a teatro perché deve farlo, non perché lo vuole veramente.

In questi casi, lei come si comporta?

Mi distraggo e mi arrabbio, è una cosa che incrina un fragile equilibrio. Una totale mancanza di rispetto verso gli attori e verso gli altri spettatori. Una volta ho interrotto uno spettacolo perché c’era una che faceva delle fotografie. Se odo uno squillo mi fermo e aspetto che si impegnino a spegnere o a rispondere… a rispondere magari no (sorride). La cosa, insomma, non la lascio passare, ma cerco di non pensarci o farci un caso, però mi dà un grande fastidio!

Secondo lei, qual è il ruolo dell’artista e dell’arte stessa nelle nostre comunità?

Ritengo che sia un ruolo artistico. L’arte è una realtà: chi la coltiva, facendola, contribuisce a questa realtà che poi gli altri usano andandola a guardare, ammirare. Non sono capace di vedere l’impegno politico e sociale dell’arte che per molti è, addirittura, l’impulso primo. Se poi, essendo un’opera dell’ingegno, ha anche un riflesso sulla politica, sulla socialità, va benissimo però è un effetto collaterale, non quello primario. Qualcuno lo fa con una spinta politica, ma diventa arte solo se la spinta politica è talmente sentita dall’autore da scatenare in lui una passione che poi traduce in poesia… esempio eclatante è stato Dante, un altro Brecht, tutti gli altri sono riusciti solo a fare politica.

Di recente ho recuperato un film sottovalutato, “Il rosso e il blu” di Giuseppe Piccioni, dove lei interpreta un professore sfiduciato. Lei come supera la stanchezza?

Quel professore non era diventato cinico per carattere, aveva perso la fiducia nella scuola, ma in realtà, dentro di sè, era rimasto entusiasta; la sua era una rivolta contro una certa piattezza dell’istituto scolastico.

Io non sono cinico, nè penso che lo diventerò mai, perché non lo sono di natura. Posso stancarmi di tante cose in cui credo perché mi sono accorto che non avevano consistenza, ma lo farò sempre cercandone delle altre. Se un attore come me dovesse perdere la voglia sincera, quasi infantile, ingenua, di fare smetterebbe subito perché diventerebbe una tortura obbligarsi alla nostra vita.

In effetti, visti i suoi progetti, lei non sembra assolutamente appagato, malgrado una carriera eccezionale alle spalle; cosa cerca ancora nell’arte, nella vita?

Il piacere. È un fatto di narcisismo: chi fa arte vuole il piacere degli altri e, soprattutto, di se stesso. Piacere concepito nel modo più alto, come ideale di bellezza. Se uno continua a coltivare il piacere anche come comunicazione con gli altri per renderli complici, ecco… questo è quello che mantiene viva la voglia.

In un magnifico spettacolo di qualche anno fa, “Una giovinezza enormemente giovane” di Antonio Calenda, lei interpretava Pasolini nella sua solitudine di uomo e di artista; qual è il suo rapporto con la solitudine?

Essere soli in scena è bello, non perché gli altri guastino, ma perché se uno fa un monologo può gestire tutto e rispondere a se stesso, sapendo come. Tutto sommato io sono un attore monologante forse perché nel monologo mi esprimo con naturalezza, un po’ come potrebbe essere un solista in musica. Difatti uno spettacolo a me va bene quando lo si può definire per attore e coro.

Roberto, com’era e com’è: c’è qualcosa che si è lasciato alle spalle e che recupererebbe?

Credo che tutti, nella vita, vorremmo recuperare qualcosa che ci siamo lasciati alle spalle. Mi fa persino dispiacere doverle andare a cercare, proprio perché sono lasciate … ma è inutile rimpiangere qualcosa, meglio concentrarsi nel trovarne di nuove, a meno che non siano delle colpe e allora, purtroppo, tornano a farsi vive anche da sole …

 

Roberto Herlitzka è in scena con MINETTI (produzione Teatro Biondo – Palermo)
al Teatro G. Verdi di Pordenone

qui una recensione di TeatroeCritica

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Referenti e collaboratori attività educativa del circuito multidisciplinare Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia (Prosa, Musica, Danza)

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