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Ridurre ad arte_03 Campovolo

L’intervento di ¬†Valerio Donati ci ha restituito un’idea di “tutta un’altra scuola”, spiegandoci ritmi e attivit√† del Progetto Educativo Campovolo (un altro modo di fare scuola per bambini dai 3 ai 13 anni) del quale √® tra i responsabili.
Sul web √® ben illustrato nel sito dedicato (Campovolo.jimdo.com), e Valerio ci ha condotto con parole e immagini nella scuola “parentale”, situata vicino a Faenza in Emilia Romagna:

“Qui – spiega Valerio – i genitori stessi educano i figli, in modo trasversale e al di fuori del circuito tradizionale delle scuole (pubbliche e private).¬†Sono tre anni che funziona, e per ora siamo molto soddisfatti. Con noi ci sono intere famiglie che “fanno scuola”, che condividono quindi i processi educativi dei loro figli e di altri bambini. Siamo noi stessi – genitori, parenti adulti insieme agli educatori – a fare scuola con i bambini: la nostra idea √® di dare non solo un’istruzione ma anche un’educazione complessa: ci piace pensare che dobbiamo far “uscire” qualcosa dai bambini, qualcosa che i bambini gi√† hanno dentro di loro, piuttosto che pensare a dover trasmettere loro cose che non “sanno.¬†Secondo noi – spiega Donati – il percorso con il quale tradizionalmente le scuole affrontano la natura, l’ambiente, la relazione dei bambini con l’esterno impone troppi limiti e spesso rischia di far disamorare i bambini del loro contesto naturale.”

La relazione bambino/natura
E ricorda una scuola veneta, analoga a Campovolo, nella quale i bambini – abituati quotidianamente a uscire e a frequentare un bosco vicino alla loro sede – che ha proposto ad ogni bambino l’idea di adottare un albero. Ogni volta che i bambini escono, osservano il bosco, partecipano alla sua vita con tutti i loro sensi e scelgono un albero: con esso prendono confidenza, lo “coccolano”, lo riconoscono in tanti momenti e approcci diversi fino a disegnarlo, una volta rientrati a scuola.
“√ą un modo di creare una relazione sincera con la natura – ¬†continua Valerio – : non si limitano a riprodurre l’albero, lo disegnano – nel senso pi√Ļ totale e pieno del termine; cos√¨ ogni volta che frequentano quel bosco, ciascuno di loro ridisegna una parte del suo albero, lo ricorda in modo diverso e ogni volta che lo incontra di nuovo lo riconosce tra altri mille … bambini cos√¨, anche quando diventeranno ragazzi, e poi adulti, difficilmente reagiranno alla vista di una foresta o di un paesaggio naturale dicendo Ma qui non c’√® nulla … sono SOLO alberi!”.

Dunque nemmeno i ruoli dell’adulto sono quelli della scuola …
L’adulto in questa esperienza educativa diversa √® molto importante, forse ancora pi√Ļ responsabilizzato di quanto possa essere nei percorsi tradizionali: egli trasmette al bambino l’idea di una memoria (fisica) non statica, non fredda ma viva e in continuo mutamento. L’effetto potrebbe essere quello dell’anziano di un villaggio che racconta le proprie esperienze e le tradizioni: la memoria che passa da questo tipo di racconto √® vera, √® conoscenza intellettuale, vivida e colorata.¬†L’adulto ha anche il dovere di abituare i bambini a creare dei riti che lo mettano in relazione con le cose (anche con l’ambiente). Ma i riti vanno sempre rinnovati, riproposti, altrimenti diventano uguali a se stessi e muoiono … e questa √® proprio un compito della figura di riferimento.
“Quello cui i bambini di oggi sono abituati √® pensare prima di fare: noi a Campovolo tentiamo di ripristinare il rapporto istintivo con la realt√† che √® quello che vede prima l’azione e poi il pensiero … abbiamo notato che instillare la catena del pensiero prima di esperire qualcosa spesso blocca l’agire del bambino, lo inibisce. I bambini vanno aiutati a cogliere la realt√† attraverso l’esperienza (in questo senso l’adulto deve fare un passo indietro, come diceva Paolo: in questo modo, il rapporto che i bambini creano – nel nostro caso – con la natura √® gi√† una forma di arte.
Fino all’adolescenza – continua Valerio – il bambino √® una fucina di mondi simbolici, di letture fantastiche del vero, che noi adulti nostro malgrado tendiamo ad inaridire”. E poi racconta (cogliendo nel vivo) di come tutti da bambini abbiamo sempre provato sensazioni di grande emozione immaginando per esempio l’arrivo del Natale … quante ore di immaginazione, di pensieri, di fantasia: quella dell’arte √® una tendenza umana naturale che i bambini hanno particolarmente intatta!

Come è fatta la vostra sede? Chiede una delle maestre tra il pubblico
E Valerio ne parla, racconta di una casa simile alle vecchie case coloniche, con le stanze divise per mansioni e con lo spirito di condivisione e – insieme – di rispetto reciproco. “Ai lati ci sono dei fossi: non profondi ma ci servono a delimitare il nostro campo d’azione e ad aiutarci ad arginare anche in alcuni casi gli agenti atmosferici che si rovesciano in campagna: noi abbiamo rifiutato di rivestire i fossi con una staccionata o un confine. I bambini si abituano a riconoscere quel confine immaginario, sanno che finire nel fosso √® pericoloso, e anche questo li aiuta in uno stato di osservazione empirica … possono vivere tranquillamente senza correre pericoli e senza per questo sentirsi limitati. Noi siamo nella campagna faentina, anche se intorno abbiamo le industrie: e ci piace pensare che loro si sentano parte di quella campagna.
Anche gli asini – che abbiamo con noi e che crediamo siano animali fantastici per la loro intelligenza e sensibilit√†! – sono parte integrante del nostro rapporto educativo. I bambini li guardano a volte con paura, e noi ovviamente non li sforziamo. Ma imparano a conoscerli e a rispettarli. E non si fanno alcun problema ad accudirli, compresa la parte della pulizia e del trattamento del letame: vincono senza molti problemi il disagio dell’odore o della consistenza sgradevoli, e prendono la cura degli animali come un normale passaggio quotidiano”.

A corollario gli altri relatori ricordano quanto importante sia il senso dell’olfatto, e di come sia interessante che un bambino di oggi ne sia consapevole: l’olfatto √® il pi√Ļ antico dei sensi, √® quello che si rif√† alla parte “rettiliana” del cervello (l’amigdala, uno degli organi che si sviluppano per primi) e per questo molto strettamente collegato alla nostra parte emotiva. Oggi, invece, si tende a vivere privilegiando la vista, l’immagine che – invece – √® il senso pi√Ļ “esterno” e per questo il pi√Ļ soggetto alle mediazioni culturali e sociali.

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Referenti e collaboratori attività educativa del circuito multidisciplinare Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia (Prosa, Musica, Danza)

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