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Ridurre ad arte_01 Natura e ambiente

Ridurre ad arte al via. Il primo intervento
Conosciamo gi√† Sergio Sichenze (direttore del LaREA Laboratorio Regionale di Educazione Ambientale/ARPA FVG) per la costante collaborazione con alcuni dei nostri progetti e per l’interessante intervista che, in occasione della scorsa edizione di “Ridurre ad arte”, ci concesse.
Lo ritroviamo ora a coordinare i lavori della nuova giornata di approfondimento¬†a Monfalcone, che abbiamo gi√† presentato, il cui sottotitolo recita¬†“Portiamoli fuori! Esperienze e creativit√† in natura”.

“La¬†natura come terreno educativo” √® il focus dell’intervento dello stesso¬†Sergio, che introduce la mattinata ed esordisce manifestando senza troppi preamboli quanto sia importante oggi scardinare i comuni pensieri su natura e ambiente, e tutte le implicazioni educative di essi: perch√© – spiega – “che educazione √® se non ti mette in grado di spostare i riferimenti e adottare diversi punti di vista?”

√ą davvero difficile restituire il complesso fluire del discorso: parla a braccio, Sichenze, con pertinenza, chiarezza¬†e passione. Proviamo qui a focalizzare i contenuti salienti e – soprattutto – l’invito a riflettere.

La salvezza ambientale … ma tutto il resto?
Che oggi il tema della salvezza ambientale sia di capitale importanza,¬†√® una cosa nota. Eppure, nonostante l’urgenza estrema, i confronti a livello politico, tecnico, sociale non sono mai decisivi, non trovano sbocchi n√© finalit√† realistiche, nemmeno ai pi√Ļ alti e specializzati livelli di confronto.
Il contesto storico sociale nel quale viviamo √® letteralmente esplosivo, e la tensione √® parallela (se non reciprocamente alimentante) all’incapacit√† di procedere con coerenza verso una soluzione “ambientale” planetaria. “Se pensiamo – spiega Sergio – ¬†che tra pochi giorni la Conferenza Internazionale sul Clima¬†si svolge a Parigi, possiamo solo immaginare i potenziali rischi e i condizionamenti dei quali¬†un simile dibattito pu√≤ sentire le pressioni” – e (mentre scriviamo) nella Parigi appena uscita dall’attentato terroristico del 13 novembre, le ore di tensione anche per la Conferenza non sono ancora terminate.

La settimana di educazione ambientale
Tra le attivit√† di¬†ARPA, raggiunge nel 2015 il decimo anniversario la Settimana di Educazione allo Sviluppo Sostenibile quest’anno focalizzata sul tema “Tra visibile e invisibile”. E spontaneamente emerge il nome immortale di Italo Calvino (quest’anno si celebra il trentesimo anniversario della sua scomparsa) e del suo capolavoro “Le citt√† invisibili”. Al di l√† del valore storico, artistico e letterario dell’opera, ragionare sui meccanismi di quel libro ci porta a comprendere¬†come gi√† Calvino, nelle sue riflessioni, avesse attribuito all’ambiente (nel suo senso pi√Ļ “umano”) significati ampi e trascendenti dal concetto stesso di natura tout court.
“L’occhio non vede cose, ma figure di cose che significano altre cose”. Un assunto di questo tipo √® gi√† in grado di rivedere molti parametri del rapporto tra l’uomo e il contesto nel quale vive. Il volume, che √® stato pubblicato nel 1972 ma consolida pensieri molto precedenti, √® basato su complessi incastri di contenuti dalla sconcertante potenza immaginifica (Sergio legge alcune lucidissime pagine sui “gruppi di citt√† continue”): con grande poesia quelle pagine restituiscono una “natura” (le virgolette sono d’obbligo) fatta di spazi mentali, di percezioni, sensazioni, esperienze: ognuna di queste ipotetiche citt√† – che acquista un nome fantastico – √® metafora di posizioni umane pi√Ļ profonde.

Ambiente e Natura si sono salutati
Nel linguaggio quotidiano, ma anche a scuola e spesso sulla stampa o su scritti anche con buoni livelli di specializzazione, il concetto di ambiente e di natura sono sovrapposti se non considerati identici.
La sensibilizzazione alla cura del contesto √® ovviamente doverosa, ma ancora prima, nei passaggi strettamente educativi, √® opportuno segnalare ai giovani che sollecitiamo che i concetti di “natura” e “ambiente” oggi non sono pi√Ļ sovrapponibili, e sono diversi e staccati.
Se possiamo ipotizzare che fino all’epoca della rivoluzione industriale essi potessero in qualche modo coincidere, o quanto meno tenersi per mano (l’uomo da sempre si rapporta con la natura e vi interagisce per inserirsi ora prendendosene cura, ora traendone vantaggi), con lo sviluppo economico, natura e ambiente si sono salutati e ognuno si √® creato una propria strada.
Rachel¬†Carlson (biologa americana) fu autrice (ed era il¬†1962) di “Silent Spring”, un libro che – nel contesto del “sogno americano”, del progresso folle e inarrestabile, del consolidamento della supremazia economica degli Stati Uniti – attir√≤ le ire delle realt√† industriali chimiche americane, denunciando scientificamente i danni dell’uso dei pesticidi.

Quante sono le “nature” che conosciamo?
Un altro esempio fortunato, citato da Sergio per comprendere quanto la nostra esperienza ci restituisca un’infinit√† di “interpretazioni” di ambiente e natura, √® quello del National Geographic. Quanto ha di miracoloso che oggi quasi chiunque possa conoscere, attraverso i documentari di altissimo valore, le terre lontane, i paesaggi, le faune e le flore che mai, forse, potrebbe visitare di persona? Questo √® uno dei tanti esempi di “natura immaginaria”: la rivoluzione dei video documentari ha sicuramente infiniti¬†ed encomiabili¬†pregi, ma per definizione porta con s√© soltanto una parte dell’ambiente che via via riproduce: chi guarda non sperimenta (e forse non lo far√† mai) in modo diretto quel tipo di natura; non sente profumi e odori, non ha la naturalezza dei colori e dei rumori. Non vive tutte le dimensioni reali di quel contesto che vive che √® dietro alla macchina da presa.
“Io stesso” – racconta Sichenze – “che ho avuto la fortuna di avere una madre egittologa, ho viaggiato molto con lei, da piccolo. Ho un ricordo chiaro di quando, uscendo dal Cairo due ore prima dell’imbrunire, vivevamo appieno lo scenario limpido e poco denso che dalla citt√† portava al parco archeologico (dove sono ancor oggi le piramidi).
Oggi il parco √® rimasto intatto, ma quel percorso non sarebbe pi√Ļ possibile: a ridosso del territorio “protetto” si ergono palazzi e alberghi e la citt√† si √® espansa fino all’estremo perimetro del parco”.

Cosa è allora la natura?
Nella nostra vita incontriamo paesaggi dei pi√Ļ diversi: urbani, archeologici, geografici, agricoli, …¬†cosa di tutto questo possiamo definire “natura”?
Il Parco di Yellowstone nasce nel 1872, un momento di grande diversificazione sociale e naturale: Tutto √® in grande fibrillazione con lo svolgersi della guerra di secessione e gli Stati Uniti sembrano voler interagire “muscolarmente” con gli altri Paesi, per mostrare con prepotenza le bellezze naturali che l’epopea del West aveva garantito. Un’ostentazione non priva di qualche contraddizione, che celava forse anche la necessit√† – quasi – di giustificarsi per gli infiniti chilometri di terra strappati al loro destino naturale e ai loro “proprietari naturali”, gli indigeni che invece vennero incatenati¬†nelle riserve. Una sorta di¬†natura in vetrina, che √® quanto di pi√Ļ contrario ai principi naturali stessi, e risponde alla sola necessit√† di¬†… “mostrare i muscoli”.
Questo modello di rapporto uomo – natura¬†forse solo poco¬†pi√Ļ morbidamente √® stato fatto proprio anche dai paesi europei. Uno tra i tanti esempi sta nella celebre diatriba (documentata da tanti scritti e da “Le montagne della luna”,¬†film americano dei primi anni Novanta) tra l’esploratore Francis Burton e il tenente¬†John Hanning Speke che si contesero i risultati delle avventurose esplorazioni in¬†Egitto. L’inno alla conquista, pi√Ļ che alla ricerca della conoscenza, si evidenzia – tra gli altri – nel fatto che il lago¬†Nyanza fu scoperto e intitolato da Speke alla Regina Vittoria.

Educazione e natura. Quale rapporto?
La chiusura è affidata a una doppia e reciproca questione sulla quale riflettere.
L’educazione si nutre di natura: ma di “quale” delle tante possibili sue manifestazioni?
La natura √® “educatrice”?

L’ultima riflessione che sorge dai due quesiti riguarda proprio la distanza tra ambiente e natura. Gli ambienti sono ci√≤ che l’uomo pu√≤ usare per mettersi in rapporto e comprendere la natura stessa. E non vanno forzati. Troppo spesso si leggono divieti nelle riserve naturali, e non si lasciano liberi (in particolare i bambini) di esplorarle, di creare relazioni complesse secondo la loro curiosit√†.

Un terzo, fondamentale punto risponde (nel metodo) ai primi due: l’educazione gioca su grandi capacit√† immaginifiche, fortissime nell’infanzia. La ricerca educativa √® esponenzialmente pi√Ļ forte quando fondata sulle relazioni con la natura. Lo studio di questa relazione complessa √® sicuramente una prima forma d’arte.

 

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Referenti e collaboratori attività educativa del circuito multidisciplinare Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia (Prosa, Musica, Danza)

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