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MAT+S 2013. Qui mi piace

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Cominciamo dalla fine …
Le descrizioni di città visitate da Marco Polo avevano questa dote : che ci si poteva girare in mezzo col pensiero, perdercisi, fermarsi a prendere il fresco, o scappare via di corsa…

(Calvino – le Città Invisibili)

MAT+S 2013_2Il 31 maggio, alle 18, il Teatro Comunale di Monfalcone è pienissimo; nel buio si riconoscono piccole teste che si agitano prima di calcare la scena, e un mare di genitori e famiglie pronti a sorridere.
Così il percorso del MAT+S 2013 trova il proprio coronamento nella sua serata conclusiva, quando nove città immaginate prendono corpo (anzi, prendono il loro spazio) grazie ai quasi 200 bambini della Scuola primaria Duca d’Aosta di Monfalcone.

Proviamo a procedere con ordine, cominciando dai protagonisti 2013 (come da locandina), in un post che si prospetta come uno dei più complessi ed articolati della storia del nostro blog!

Chi è MAT+S-2013 MUsicArTeatro e Scienza 2013 – Qui mi piace
(Scarica il programma)
è un progetto dell’Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia teatroescuola realizzato in collaborazione e con il sostegno del Comune di Monfalcone, la collaborazione dell’Istituto Comprensivo “Ezio Giacich” e la partecipazione di 187 bambini della Scuola Primaria “Duca D’Aosta”.
Ideato e condotto da Luisa Vermiglio, realizzato con la collaborazione formativa e artistica della scenografa Belinda De Vito e dell’attore Marco Rogante e l’allestimento tecnico di Stefano Chiarandini; con il contributo delle insegnanti Antonella Giannetto, Cinzia Di Palma, Elisa Ferletti, Angela Di Pumpo, Caterina Raimondi, Giulietta Montagni, Sabrina Verbicaro, Luigina Pussini, Antonella Galessi, Andreina Vettorello, Gabriella Midena, Livia Antonimi, Sabrina Zucchiatti, Stefania Contini, Martina Mozzarella, M. Rosa Febraro, Alessandra Ippolito e la gentile disponibilità di tutto il personale scolastico.
Un ringraziamento particolare per il contributo formativo alle guide Marta Finzi e Beatrice Gobbo, all’esploratore sonoro Luigi Berardi e all’architetto Gualtiero Pin.

foto 2 belinda matEcco, dunque, la squadra di persone che con l’anima di Luisa si sono sintonizzate quest’anno e hanno condotto – e si sono lasciati condurre – per mano dai bambini e reso il teatro protagonista. Sì, si tratta di teatro, con i suoi ritmi, respiri, volumi, luci e movimenti.

Per arrivare a questo risultato sono stati fatti tanti passi, durante l’anno, e messi in gioco tanti elementi.

Dalla formazione degli insegnanti e le famiglie, al percorso formativo per i bambini arricchito di incontri, conversazioni, visite e suggestioni, fino agli incontri di laboratorio teatrale, sempre per i bambini. Capitoli che hanno come obiettivo quello di restituire sotto forma di racconto teatrale corale l’esperienza vissuta, proprio come l’abbiamo visto a teatro.

spettatori del teatro di tergesteLo spazio scenico. Livelli di analisi e di esperienza
Ogni anno si parte da un pensiero, una suggestione, un’idea “azzardata”, proposta e intesa con il rigore della scienza e le visioni possibili dell’arte e indagata profondamente e da tutte le latitudini possibili.
Qui mi piace parte da una curiosità “spaziale”: ciò che nel percorso tracciato nel 2013 abbiamo interpretato come fuoco, per il MAT+S è stato lo spazio scenico, il luogo dove accade il teatro, lo spazio della rappresentazione. Ecco come Luisa lo spiega:

Non sempre i bambini hanno l’immediata consapevolezza dell’importanza dello “spazio della rappresentazione”. Ed è naturale che l’esperienza teatrale principale da affiancare ai percorsi scolastici ruoti piuttosto attorno alle fondamentali relazioni comunicative che, in modo più istintivo, li mettono in magico contatto con quell’invisibile che accade. Ma il teatro è sempre per loro prima di tutto un “luogo speciale”. Per il gioco, per la scoperta, per una nuova comprensione delle cose. Un luogo collettivo, insolito, per “fare”. È da qui che inizieremo il nostro nuovo viaggio, alla scoperta di quel luogo che contiene il gioco teatrale, con lo sguardo curioso e libero che contraddistingue l’approccio formativo del MAT+S, ma con una modalità nuova rispetto agli anni precedenti: non più il racconto teatrale che si mette al servizio di un argomento scientifico, ma, al contrario, andremo alla ricerca dei momenti più significativi in cui LA SCIENZA E LA TECNICA si sono messe (e si mettono) AL SERVIZIO DEL TEATRO, esplorando anche la storia di luoghi antichi, per poter ipotizzare spazi nuovi.

italo-calvino1Le città invisibili
Un punto di partenza basilare per il percorso degli insegnanti che accompagna e stimola l’esperienza dei bambini, è stata l’analisi de Le città invisibili; la lente proposta da Luisa attraverso cui osservare l’opera di Italo Calvino è stata orientata al confronto tra teatro e città, tra immaginario e realtà.
Le insegnanti hanno incontrato la molteplicità conoscitiva delle città invisibili calviniane e hanno fatto una scelta selezionando fra le città, quelle preferite che poi hanno raccontato e letto ai bambini coinvolgendoli nella scelta definitiva delle città del MAT+S 2013.

Gli insegnanti hanno poi intrapreso lo stesso percorso dei bambini, sempre condotti da Luisa attraverso la “Storia del teatro occidentale dal punto di vista della trasformazione dello spazio scenico”; con l’intervento di Marco, sperimentando attraverso “giochi ed esperimenti con la tridimensionalità” il proprio corpo nello spazio e insieme a Belinda per organizzare la trasformazione delle idee in progetti e poi, in bozzetti.

Come sempre il confronto fra e con le “maestre” (perché la categoria è in stragrande maggioranza femminile, e non ce ne vogliano i pochi colleghi uomini) porta il progetto a fare grandi passi avanti e dona ad esso nuove ed ottime risorse.
Qual è la relazione tra teatro, città, viaggio e racconto? E come possiamo rappresentare, raccontare, comunicare queste realtà a teatro?
Per costruire un racconto si può attingere ai propri ricordi ed esperienze pescando nella memoria. Ma si può anche inventare completamente mondi e fatti, lavorando di immaginazione.  Sono entrambi percorsi “veri” o forse meglio, reali.
Per scegliere come “raccontare” lo speciale approccio del MAT+S allo spazio scenico Calvino è stato a sua volta un’utile risorsa. Egli suggerisce per la costruzione del racconto la sperimentazione, un “gioco compositivo” con la struttura e con la forma, entrambe “portatrici di contenuti”. Lavorando in questo modo, si può scegliere fra le tante strade della storia, quella che si preferisce seguire e quale direzione prendere e quale lasciare. E soprattutto si può dare voce e corpo alla molteplicità dei punti di vista, e quindi dare unità e coerenza a una visione che implichi il maggior numero possibile di “occhi”.


il teatro verdiEsploratori dello spazio
Lo spazio scenico è stato indagato dai bambini  (e dalle insegnanti) prima di tutto nelle sue componenti realistiche, pratiche, di “azione”; poi tutti hanno immaginato, ragionato, sognato, progettato e costruire; infine hanno raccontato.
Come esploratori, quadernetto e macchina fotografica alla mano, i bambini hanno fatto innanzitutto esperienza di come lo spazio fisico e lo spazio percepito cambino a seconda del contesto e del tempo “abitando” alcuni spazi dedicati “esclusivamente” alla scena: hanno visitato, in giornate marzoline di pioggia e di vento con occhi critici e preparati: insieme a Beatrice Gobbo  il Teatro Romano di Trieste; insieme a Marta Finzi il Teatro Verdi e il Museo Teatrale Schmidl, sempre a Trieste, dove hanno incontrato, visto “in azione” e immaginato i mestieri del teatro.

Il pensiero di Luisa …
Tutto ciò che i bambini hanno visto, incantati e in assoluto silenzio, alle prove di complesse opere liriche, oppure negli “antri” più nascosti del Teatro Verdi, è rimasto impresso fortemente in loro: credo che ricorderanno a lungo cos’è il “foyer”, cosa sono le “gelatine”, quali sono i mestieri che si svolgono dietro le quinte, come stavano a teatro gli antichi abitanti romani di Tergeste e cosa guardavano,…

Ma ricorderanno – e ricorderemo – anche il pranzo al sacco in Piazza Unità o al Teatro Miela che ci ha gentilmente ospitati con il mal tempo. Ingredienti, assieme agli altri, di un’immersione totale negli spazi teatrali di ieri e di oggi che è stata un’esperienza davvero unica. 

pin. palazzo della pretura 1Hanno passeggiato in aprile, “dalla scuola gialla alla piazza”, fra spazi interni e architetture antiche, insieme a Gualtiero Pin con il naso all’insù per Monfalcone, la propria città, intuendo e sperimentando lo stretto legame, il parallelismo, la condivisione di funzioni, fra gli spazi del teatro e quelli della città: entrambi luoghi pubblici, tridimensionali, ricchi di vicende da vedere, da raccontare, da vivere. Luoghi che “invecchiano” assaporando e assorbendo la propria storia “nei muri”.
I bambini hanno poi cercato fra i luoghi di Monfalcone quelli dove si potesse raccontare un storia, un luogo dove “star bene” e dove potersi muovere come in un “luogo da abitare per caso”.

Il pensiero di Luisa …
Un percorso “a faccia in su” che ha insegnato ai bambini a “leggere” la tridimensionalità che sta intorno a noi. Passeggiando fra le testimonianze della storia “fisica” della nostra città hanno anche scoperto l’idea che si cela dietro le scelte architettoniche: a volte discendono da esigenze solo pratiche e funzionali, altre, hanno a che fare con i simboli e le idee. Adesso Monfalcone ha qualcosa di diverso, è piena di dettagli che prima non avevamo mai notato… e i bambini l’hanno spesso confrontata, qua e là, con le “città immaginarie” che stavano creando.

534962_10151491000118956_2010689267_nLuigi Berardi è arrivato a maggio. Piove ancora. I bambini lo hanno incontrato e con lui hanno parlato di come si possa “misurare lo spazio con le orecchie”. Perché lo spazio è abitato anche dai suoni e delle città si tracciano mappe sonore.
E con lui, abbiamo piegato nuvole bianche e nuvole nere.

Il pensiero di Luisa …
Luigi ci ha raccontato molte cose e molti viaggi. Di come da una conchiglia in tasca per sentire il mare sia arrivato a costruirne una enorme per sentire il mondo; di come ha scolpito onde di legno che suonano il vero rumore delle onde; della sua scoperta del paese dei grilli facendoci ascoltare i “Grilli Cinesi” e mostratoci le loro gabbiette. Ci ha fatto “sentire” l’arrivo del temporale portato dal viaggio di enormi nuvole sulle nostre teste; abbiamo ascoltato la pioggia del “Concerto per 180 buste di sale” e il “Canto dei numeri fino a cento”. Poi Luigi ci ha dato “i compiti” o meglio una partenza per i nostri viaggi fra le città come “esploratori di suoni”. Da dove partire? Luigi ci ha suggerito cosa fare a seconda non tanto di dove andiamo ma di come ci andiamo:  con quale mezzo vai a scuola? Ecco come puoi muovere le orecchie alla scoperta della città: ti muovi – a piedi  ascolta come suona il tuo corpo, il rumore dei passi (soprattutto quando cambia il terreno), dei vestiti che strusciano, del tuo respiro…
Ti muovi – in autobus distingui e scegli le voci, ascoltandone solo alcune e silenziandone altre, ascolta il suono del motore…
Ti muovi – in macchina , il suono della macchina dall’interno è come un canto che si può cercare di riproporre con la voce…

la polvere ICE mentre viaggiavano “fuori”, i bambini facevano esperienza di “ciò che accade al proprio corpo, primo e principale elemento di comunicazione teatrale, quando si muove dentro uno spazio”. Insieme a Marco Rogante hanno giocato con la tridimensionalità per sperimentare le dimensioni, i limiti, il vuoto, il pieno, il movimento, le posizioni che raccontano, il punto di vista, l’immaginazione del corpo.
Con queste esperienze “materiche” nel proprio bagaglio, si è proposto infine ai bambini di immaginare uno spazio teatrale per raccontare, insieme, la storia delle loro città invisibili, così come il corpo e lo spazio di costruirlo.
Uno spazio da inventare dove muovere la scena e gli oggetti, per creare uno spazio nuovo, uno spazio fatto dai bambini e “mosso”, agito da loro stessi; uno spazio abitato dai bambini e interpretato dal loro movimento.

10.architettura di tubiA questo punto è entrata in scena la scenografa Belinda De Vito, per progettare con i bambini come far vedere e muovere le loro città invisibili, per come le avevano scelte, visitate, immaginate, percorse, abitate.
Dall’idea, al progetto, al bozzetto collettivo, alla scoperta dei meccanismi per muovere la scena, l’utilizzo degli oggetti, per creare uno spazio tutto nuovo per raccontare. Uno spazio piccolo che “muovo io” o uno spazio grande in cui “io mi muovo”.

Il pensiero di Luisa …
Il laboratorio ha portato alla creazione di nove “bozzettoni” ispirati dalle idee di messa in scena dei bambini delle città immaginarie di Italo Calvino. Questi bozzetti sono stati parte integrante della rappresentazione finale: proiettati o realizzati tridimensionalmente hanno reso reale lo spazio scenico “inventato” da loro per il racconto teatrale. È stato bellissimo seguire il percorso di Belinda che ha portato i bambini a riconoscere gli elementi dello spazio che avevano scoperto durante le gite a teatro e a ricondurli poi sulla pianta “riciclata” del bozzetto, stabilendo il punto di vista frontale con cui è necessario rappresentarlo.

Ed infine, scelta la tecnica di pittura e collage, via ai lavori dei 180 piccoli scenografi che, con l’aiuto sapiente della capo scenografa Belinda, e delle insegnanti, divisi in squadre, hanno preparato fondali, oggetti, personaggi e tutto ciò che la loro fantasia suggeriva per raggiungere l’obiettivo comune. Vederli ragionare insieme e poi usare mani, pennelli, colla, forbici come prima tappa per “giocare” al teatro è stato emozionante e si è svolto, come sempre, con sorprendente facilità da parte di tutti i bambini.

bordoLa Festa finale

Maurilia (2)Maurilia e le cartoline
Maurilia è una città che vive “accanto” al suo passato.
Sui palazzi di Maurilia ci sono le cartoline della città “vecchia”, al tempo in cui non esistevano ancora le automobili e i bambini avevano solo un paio di scarpe, ma sapevano divertirsi lo stesso.

E guardando quelle immagini in bianco e nero, ci si ricorda la città di ieri osservando quella di oggi.
A proposito, sapete cosa sono le cartoline?

 

SmeraldinaSmeraldina.
Acqua terra e cielo

Smeraldina è una città acquatica, piena di strade, ponti e canali. Tra strade a zig zag, canali e sotterranei, vive una varia popolazione di topi, gatti e, su in alto, di rondini a caccia di zanzare…
A Smeraldina ciascuno può scegliere ogni giorno una strada diversa da percorrere.
Dice Calvino: “una mappa di Smeraldina dovrebbe comprendere, segnati in inchiostri di diverso colore, tutti questi tracciati, solidi e liquidi, palesi e nascosti”. Non è certamente una città noiosa, Smeraldina!

 

FillideFillide. I ponti e gli sguardi
A Fillide ci sono i ponti, molti ponti ad arco, sopra fiumi che
scorrono veloci tra case bellissime. “È l’arco l’importante?” chiede
Kublai Kan; Marco Polo risponde: “senza pietre non c’è arco”.
Ogni pietra è importante! Con questa convinzione i piccoli viaggiatori
hanno raggiunto Fillide. Bellissima, se la visiti soltanto; ma se decidi
di abitarci, sbiadisce e gli sguardi che si alzano dai ponti scorrono
come su una pagina bianca. Una città indimenticabile, ma solo per chi la visita.

eutropia 7

http://rohanpatankar.blogspot

Eutropia e i traslochi.
Pedalando verso oriente, questi esploratori sono arrivati nella terra
che ha per capitale Eutropia, la città che è “tante città che si abitano a turno”.

Non è semplice capire come viverci perché ad Eutropia, a “ogni giro di ruota”, si trasloca. Ad Eutropia si può vivere in molte case, fare molti mestieri, essere tante persone come, nello spazio di una sola vita, raramente si può sperimentare. Così anche i nostri viaggiatori si sono spostati assieme agli abitanti, cambiando casa, lavoro, perfino famiglia e imparando a rinnovarsi ad ogni trasloco.

Ottavia 01

Ottavia e il precipizio
Per raggiungere una città sottile come Ottavia, la “città ragnatela”, bisogna sapersi alzare in volo, superando il precipizio dove la città è
sospesa. Ottavia è come un grande parco giochi per equilibristi: è molto divertente abitare le case a sacco, giocare con funi e maglie di canapa, spostarsi sulle passerelle sospese stando attenti a non mettere i piedi negli intervalli. Ma, tutto sommato, è molto faticoso dover sempre stare attenti a non cadere.
E poi, lassù… si riesce a giocare a pallone?
Meglio tornare con i piedi per terra, certi però di poter raggiungere Ottavia con un balzo ogni volta che vorremo.

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Bozzetto realizzato dai bambini sotto la guida di Belinda

Bauci e le nuvole.
Non è affatto semplice riuscire a scoprire la città di Bauci: si eleva
nascosta tra le nuvole come un traforo di case lievi e trasparenti.
Però, una volta scoperta, come resistere alla tentazione di vedere come vivono i suoi abitanti? A Bauci tutto è morbidissimo e ogni cosa sembra più divertente: nuotare, pattinare, andare a scuola…e da lassù anche la Terra sembra più bella. Forse è per questo che gli abitanti di Bauci non scendono mai.
O forse se ne stanno nascosti fra le nuvole per proteggerla? Certo è che sembra proprio la città ideale, la città dei sogni….

Zoe e i linguaggizoe2
A Zoe ci si arriva molto rapidamente, ma vi si fa ritorno lentamente. I nostri viaggiatori hanno avuto la fortuna di visitare questa città strana, fatta di case strane, tutte diverse ma tutte uguali, ciascuna abitata da persone che parlano lingue diverse, dove anche il tempo scorre in modo diverso. Di ritorno, sono qui per raccontarla, e soprattutto per svelare il mistero di Zoe, la città dove tutti si capiscono anche se ciascuno parla un linguaggio diverso.

 

Armilla - Foto Belinda De Vito

Armilla – Foto Belinda De Vito

Armilla e le gocce
L’acqua è bene prezioso e per raggiungere Armilla, la città senza soffitti e pavimenti, bisogna seguire le vie dell’acqua, farsi goccia, percorrere l’intreccio di tubi che la costituiscono. Sembra una città incompiuta e silenziosa; ma Armilla non è disabitata: tra specchi e riflessi, si scorgono giovani Ninfe che godono della freschezza di quel regno acquatico. Forse sono state loro a scacciare gli uomini dalla città, stanche del loro sporcare le acque; o forse Armilla è stata costruita dagli uomini proprio per ingraziarsi le Ninfe. Comunque è evidente, ora sono molto contente.
Eufemia

Eufemia e gli scambi
È stato un naufragio che ha portato questi viaggiatori sul molo della città di Eufemia. Per prima cosa hanno notato il mercato dove merce preziosa e profumata, veniva scambiata senza sosta. E come fossero anche loro mercanti, si sono uniti al passaggio di stoffe e di spezie. Poi, a sera, radunati attorno al fuoco hanno raccontato, ognuno la propria storia, e la mattina seguente, ripreso il viaggio, ciascuna storia era diventata la storia di tutti. Perché non solo per vendere e per comprare si viene ad Eufemia.

Come dice Calvino dei suoi libri, e così è nella caratteristica “genetica” del lavoro del MAT+S: “il libro si discute e si interroga mentre si fa” e quindi in qualche modo “si fa da sé”. Così il percorso del MAT+S si è condotto, da solo, al racconto finale da cui siamo partiti.

Racconta Lusia, emozionata per il risultato …

La festa finale rappresenta quindi davvero solo un breve momento di un percorso complesso e approfondito che i bambini hanno seguito con grande entusiasmo, dimostrando di poter attingere con serenità alle loro competenze bambine per comprendere e fare propri concetti “astratti” come quello dello spazio che ci circonda e delle sue dimensioni. Come sempre dò una grande importanza al percorso, e so bene che per rendere consapevole il pubblico di tutte queste strade intraprese insieme, avrei bisogno di prendere molto tempo in apertura della serata finale, magari riuscendo comunque a metà, nell’intento, quindi quest’anno ho preferito essere sintetica, lasciare il pubblico nel dubbio, affinché potesse godere dei racconti di “viaggio” dei ragazzi, senza sapere come esattamente fossero arrivati a costruirli. Si dice che un po’ di mistero acuisca la curiosità e l’attenzione. Ho solo detto di mettersi comodi e di sentirsi nella loro poltrona come l’imperatore Kublai Kan e la sua consorte e di lasciarsi andare all’ascolto dei piccoli viaggiatori, che, come dei piccoli Marco Polo, si sono avventurati alla ricerca di nove città…inventate? Reali? Chi lo sa.

Certo che poi la loro padronanza dello spazio e del testo, il loro divertimento vero sul palco, l’incanto di “abitare” lo spazio scenico che loro stessi avevano ideato, seguendone tutte le tappe di realizzazione sotto la guida di Belinda De Vito, insomma tutta l’esperienza che abbiamo fatto insieme, grazie anche alla grande disponibilità ed entusiasmo delle maestre, ha portato poi ad un risultato vivace, vario, scorrevole, a tratti sorprendente anche per me. Del resto avendo io come primo obiettivo il divertimento dei ragazzi (inteso nella sua accezione più profondamente educativa), assieme alla loro consapevolezza del gioco teatrale e del percorso fatto, non posso che dirmi soddisfatta di come si sono goduti il loro “spazio speciale”, con un’ energia che si rinnovava ad ogni nuovo brano, senza mai perdere spessore. Insomma, forse non sono io che dovrei dire tutte queste cose…ma mi ha davvero resa felice vederli lassù TUTTI sereni e vitali. Quindi anche quest’anno posso dire che… l’obiettivo è stato raggiunto!!

 

About The Author

Referenti e collaboratori attività educativa del circuito multidisciplinare Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia (Prosa, Musica, Danza)

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