You Are Here: Home » DIARIO DI BORDO » formazione » La mia vita non è un romanzo: riflessioni

La mia vita non è un romanzo: riflessioni

libro-ebookLo scorso 11 gennaio 2013 abbiamo accolto a Pavia di Udine Caterina Ramonda, che nell’incontro La mia vita non è un romanzo ci ha preso per mano in un interessante percorso di letteratura per ragazzi.

Così raccontiamo quell’esperienza.

Ci accoglie l’Assessore alla Cultura di Pavia di Udine con una cortesia che subito ci rilassa. “Apparecchiamo” il tavolo con una varietà di libri diversi: alcuni viaggiano al seguito di Caterina, altri li rapiamo dalla biblioteca grazie alla collaborazione gentile e sollecita della bibliotecaria. Siamo pronti ad iniziare.

Caterina inizia ponendo alcune domande a cui sa di non poter rispondere nell’incontro di oggi per mancanza di tempo: sa così di stimolarci per ripensarci su … e così è, tanto che vorremmo incontrarla di nuovo molto presto!

È vero che per gli adolescenti oggi l’impatto visivo delle esperienze prevale rispetto alla parola? Se così è, perché agli adolescenti non si propongono con più costanza libri illustrati, assecondando le loro “inclinazioni”?
Nelle giornate di Fare Teatro a Scuola Secondo Noi dello scorso ottobre avevamo affrontato quest’argomento con l’intervento dell’Associazione Hamelin di Bologna

Quali letture proporre dunque agli adolescenti? Se lasciassimo scegliere a loro il principale problema sarebbe: quanto lungo è? O meglio: quanto corto è?
La questione del peso dei libri, e del loro formato non è una questione trascurabile quando si scelgono i libri da proporre. È qualcosa su cui le case editrici si spendono abbastanza, con alterne fortune. I libri vanno quindi conosciuti prima di tutto nella loro consistenza fisica perché prima di essere letti, vengono toccati, guardati e… annusati.

Mentre Caterina parla, ci vengono in mente alcune riflessioni …

Il libro (come oggi ancora lo concepiamo) è un oggetto fisico. L’incontro con la lettura è prima di tutto l’incontro con il libro. La lettura è questione fisica prima ancora che mentale: è il rapporto con un oggetto, in un luogo e in un momento precisi.Quando proponiamo la lettura, quindi, ci dovremmo concentrare su questo, usando a nostro vantaggio le caratteristiche fisiche migliori del libro e guardando con tolleranza alle peggiori; ma ci dovremmo concentrare anche nello scegliere un luogo, nel prepararlo e nel pianificare un tempo favorevole.

L’E-book è un libro con caratteristiche diverse. Vogliamo evitare l’atteggiamento “snob” o fintamente “retrò” di chi prende le distanze dalla tecnologia per partito preso. In realtà i reader digitali dei libri non tolgono affatto il senso del peso e del formato del libro (almeno secondo noi): il libro diventa piccolo e leggero ed il grande vantaggio – da non sottovalutare – di quello strumento! Ma ha anche un’altra caratteristica: il libro è uguale per tutti. O meglio: tutti i libri sembrano uguali. Il formato digitale non permette più un approccio al libro per cui ne possiamo valutare lo spessore, il numero di pagine, il colore, la stampa dei caratteri, il “suono”, le sensazioni di quando lo rigiriamo tra le mani … e non possiamo scegliere una ristampa o un’edizione diversa perché ci piace di più.
Nel libro elettronico contano “solo” le parole: l’agile libretto da metropolitana se la gioca ad armi pari con il romanzo storico di 500 pagine. E la fine del libro che stiamo leggendo arriva all’improvviso, ci coglie impreparati, nonostante le percentuali di lettura scritte in basso dallo zelante calcolatore (lui sa quanto manca al contrario di te) che man mano ci avvisano che hai letto il 3% di Guerra e pace!
Leggendo l’e-book la mancanza di un libro, o meglio di “quel” libro (intendiamo un certo modo di “prendere” la lettura) si può sentire, ma non è sinonimo di arretratezza. Solo una sana abitudine alle relazioni fisiche, varie e complesse. Anche quando queste relazioni riguardano atti mentali.

Intanto Caterina sta presentando un libro delle Edizioni Sonda La scuola è finita (di Yves Grevet) come esempio di un libro dal formato “leggero e piccolo” che potrebbe superare lo scoglio dell’impatto fisico e l’esame di “quant’è lungo?” per poi condurre il lettore in una storia nella quale il peso specifico delle parole è ben diverso rispetto alla fisicità della carta uso-mano su cui sono scritte. Certo non c’è formato che possa impedire ad lettore che vuole abbandonare una lettura di farlo, e nemmeno di continuarla.

Il tempo della lettura. Fin qui di formati e di pesi. Ma ora ci fermiamo a riflettere su altri parametri: il tempo… Ci sono i lettori “di poche parole”, e non sono semplicemente lettori pigri. La capacità di leggere non si misura in numeri di pagine e di parole che si è in grado di affrontare e superare, né in grammi di carta. La lettura è guidata da relazioni emotive e razionali con le storie. Alcuni lettori amano le storie brevi: è questione di tempo. Il tempo della narrazione fa parte del gusto personale, tanto quanto il genere letterario. C’è chi ama sostare nelle storie per molto tempo; c’è chi invece preferisce starci poco e correre ad un’altra storia. Corsa e camminata; corto o lungometraggio. Chi corre guarda con più interesse all’arrivo; chi cammina potrebbe anche decidere di perdersi fra i boschi e nemmeno arrivare.
E infatti Caterina ci invita a non disdegnare le raccolte di racconti, perché potrebbero essere un buona buona corsa prima di una camminata. e poi si sa: c’è chi è nato per correre e chi per camminare.

Caterina prosegue presentandoci molti dei libri con cui aveva “apparecchiato la tavola”  con entusiasmo e apparente casualità. Apparente, appunto. Nel trasportarci fra storie e libri, ci accorgiamo infatti che ci ha portato per mano a una riflessione di sintesi.
Formato, peso, immagini, storie. Luoghi e tempo della lettura. I punti di attenzione per scegliere i libri da proporre ai ragazzi. Ma alla base, soprattutto quanto si cerca poi di “abbinare” UN libro, proprio quello, ad UN ragazzo, proprio quello. Il libro, in questo caso, è la nostra relazione con l’adolescenza. Mette gli adulti in condizione di collaborare con i ragazzi, di riconoscere loro delle competenze da lettori e di lasciarsi contagiare. Significa ricercare, con onestà e qualità, l’opportunità di una conoscenza reciproca attraverso l’arte. Da lì tutto poi viene da sé.

About The Author

Referenti e collaboratori attività educativa del circuito multidisciplinare Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia (Prosa, Musica, Danza)

Number of Entries : 223

© 2014 Powered By Mollusk

Scroll to top