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Jurij Ferrini @ teatroescuola

Cyrano sitointervista a cura di Omar Manini.

Per Jurij Ferrini il teatro è vita, ma viene troppo spesso mal utilizzato e tradito dagli stessi addetti ai lavori. Il suo è un talento fulgido, un amore totale per la recitazione, i classici e il lavoro di squadra (con i suoi giovani interpreti). Un grande professionista, schietto e solare.

Il teatro ha ancora la capacità di arrivare allo spettatore e di cambiarne la direzione dello sguardo?

Lo vorrei tanto, ma non sono certo che oggi abbia questa funzione. Noi forniamo domande e non diamo risposte, quelle vengono dalle persone: se si ritrovano a teatro come in una sorta di “messa laica” penso che vengano comunque a interrogarsi su se stesse. Il pubblico non cerca solo l’intrattenimento…

Perciò è alla ricerca di risposte!

Beh, intanto guarda lo spettacolo e, poi, decide cosa vuole farsene… (ride). Il teatro è meraviglioso perché è una proiezione del pubblico che ci vede cose che non sono esattamente quelle che stiamo facendo. In teatro gli spettatori viaggiano con la fantasia e riempiono ciò che vedono, lo riportano alla loro esperienza. Ognuno ci vede una parte che lo riguarda.

Il teatro è quindi più vivo e necessario che mai…

Oggi c’è troppa paura di dire ciò che si pensa, in maniera chiara. Il guaio è che il teatro è stato tolto dalle mani degli artisti per essere consegnato a quattro imbecilli negli uffici che stanno decidendo cosa mandare in giro e cosa no.

Tu sei anche un modello per i giovani: ti sei mai chiesto cosa comporta?

Certo! La risposta, narcisistica, è che io sono un ottimo modello per i ragazzi. Penso che per loro sia un bene incontrare noi piuttosto che tanto altro teatro in giro. Questo perché oggi si tende ad andare contro la tradizione, avendo smarrito ogni collegamento con essa. Ma questa forma di teatro va contro il nulla, va solo contro, annoia! Portare dei ragazzi a vedere certi spettacoli è un pericolo enorme, rischi di allontanarli; ma lo sarebbe anche portarli a vedere il teatro di tradizione mal fatto, “pomposo”, autoriferito, cerebrale, tutto ciò che non è vivo, non accade… titoli usati come pretesti per accalappiare il pubblico… Anche con i classici da noi non ci si rompe, anzi si completa il circuito e il teatro diventa veramente una trasmissione di saperi tra generazioni, quelle che hanno portato i ragazzi in sala e i ragazzi stessi.

Perché Cyrano? e perché affrontare una nuova traduzione-adattamento?

Cyrano è un capolavoro, si scoprono il valore del mantenere la parola data, le virtù umane, insomma vengono recuperate cose che oggi sono un po’ démodé! Per farlo arrivare mi è sembrato importante specchiarmici un po’; c’erano traduzioni passate, ma le parole usate erano difficili e, invece, la lingua di Rostand doveva arrivare all’oggi, senza complessità. Inoltre mi è servito perché il testo è fondamentale visto che faccio un grande lavoro sulle parole. È uno spettacolo giovane, molto “pop”!

Come sei riuscito ad abbinare la svolta “pop” con la tradizione senza stravolgere il testo?

Ma il pop è tradizione! Perché i testi di Plauto, Shakespeare e tanti altri sopravvivono così tanto? Perché sono pop, arrivano al popolo, rimangono nella memoria delle persone! Pensa che una bambina di nove anni una volta mi dice “fai teatro? essere o non essere?”… e non aveva mica mai visto Amleto! Certe cose ormai fanno parte del dna. Quindi dico: cari autori scrivete con gli attori, per il pubblico, morite in pace nel dimenticatoio come tutti e poi, magari, resterà qualcosa. Ci vuole il giusto tempo, mentre oggi tutti scrivono per essere beatificati in vita!

Cos’è in definitiva il teatro?

È un gioco che si fa insieme, un’esperienza profonda, unica e irripetibile, una delle poche cose che oggi non si possono replicare on line, ma vissuta sul posto: vedere la fatica dell’attore, sentirne l’energia che si sprigiona. Certo, oggi ci sono delle interessanti esperienze di cinema-teatro, ma non sostituiranno mai l’esperienza diretta nella quale senti il respiro degli attori e cambia anche il modo di porsi e ascoltare: a teatro sei tu che vai verso lo spettacolo, devi affinare l’udito, stare in silenzio, metterti in posizione d’ascolto. Insomma, partecipi in tutto e per tutto alla sua riuscita.

 

Jurii Ferrini è ospite delle Stagioni di Prosa 2016/2017 di Casarsa della Delizia, Cividale del Friuli e Maniago con CYRANO DE BERGERAC (produzione Teatro Stabile di Torino – progetto URT)

http://www.ertfvg.it/cyrano-de-bergerac-2/

About The Author

Referenti e collaboratori attività educativa del circuito multidisciplinare Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia (Prosa, Musica, Danza)

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